Pettegolezzi sotto il casco: Il meglio ed il peggio dei look di Sanremo!

Martedì mattina, il profumo del caffè e alcune cose da ricordare di Sanremo 2018: un disturbatore che fa irruzione a 30 secondi dall’inizio, la simpatia di Fiorello, Rosa Trio, Baglioni che canta con tutti gli ospiti, il caso Meta-Moro, prima accusati di plagio, e infine vincitori. La nonnina ballerina dei Lo Stato Sociale, Baglioni che imita Virginia Raffaeli che imita Belen, Michelle che scende a baciare suo marito, Favino che porta fiori e panini a moglie e figlie per farsi perdonare di un balletto “troppo spinto” (se non altro è un uomo che ha capito cosa desiderano davvero le donne). Il “Buonasera” più famoso è quello detto da Noemi la terza serata, al quale un imbarazzato Baglioni ha risposto “Eh si, è proprio una buona sera….” (e so che tutti ricorderete perché).

La moda, raccontata nei favolosi abiti indossati da Michelle, con il nome di Armani, di Alberta Ferretti, di Trussardi, Moschino e di nuovo Armani; perché se c’è un nome che incarna a pieno l’idea di “moda senza tempo”, quel nome è Armani.

Personalmente i look che ho preferito sono stati proprio quelli firmati Armani.  Come dimenticare la profonda scollatura della prima serata? Riproposta sul palco anche dalla cantante Noemi che non ha però saputo tenere il décolleté sotto controllo come aveva fatto, invece, la presentatrice.

Armani prima serata

Armani 5 serata

Noemi terza serata

 

Degli abiti di Alberta Ferretti, indossati nella seconda serata,  salvo solo l’abito lungo rosso, anche questo con scollo profondo (segnatelo in promemoria, sarà di tendenza quest’estate)!

Alberta ferretti 2 serata

 

Gli abiti firmati Trussardi sono stati, a mio avviso,  i peggiori. Ero davvero curiosa di vedere cosa era stato pensato per lei da questa maison, inutile dirvi il mio sbigottimento quando l’ho vista scendere le scale con il primo abito: un tailleur-abito, metà bianco e metà nero (e ditemi voi in quale universo una donna vorrebbe indossare il bianco solo nella metà di sotto; dal momento che il bianco, si sa, ingrassa, e per noi donne i fianchi sono sempre un cruccio); austero, sobrio, quasi datato. Una serietà marcata ulteriormente dalla pettinatura anni ’20 pensata per quella serata.  No, quegli abiti non parlavano di Michelle, o almeno non della Michelle, simpatica, ironica ed energica che conosciamo.  E non rendevano affatto giustizia al suo fisico. Salvo, ma con una sufficienza, l’abito rosa, decisamente più giovanile e fresco, peccato che la conduttrice indossasse quell’abito al momento della dedica fatta alle donne e alla lotta contro la violenza sulle donne (veicolare un messaggio così importante attraverso una donna bionda vestita di rosa è davvero il peggiore dei clichè, e mi auguro che non sia stato voluto).

Trussardi 3 serata

 

Bocciati anche due abiti di Moschino, la tuta con fiocco gigante sul fondoschiena, color rosa shocking (ma anche mai!),e  il frac con strascico che fa direttore d’orchestra più che presentatrice.

Ho letteralmente amato, invece l’ultimo abito firmato Moschino, simile ad un fiore, i cui petali vanno a formare la gonna principesca. In tutte le sfumature del viola, colore di tendenza di quest’anno.  Femminile, maestoso e al tempo stesso delicato, praticamente perfetto.

 

Lucia Palermo

Moschino 4 serata

Moschino