Appartengo alla generazione anni ’90. La generazione che ha visto nascere le Top Models. Donne come Cindy Crawford, Naomi Campbell, Christy Turlington e Linda Evangelista, che dominano le passerelle con la loro bellezza. La generazione che ha visto Madonna indossare il reggiseno con le coppe a forma di cono diventato un cult. In tv c’è Beverly Hills 90210 e tutte le adolescenti non vedono l’ora di imitare i look di Brenda e Donna. Per non parlare del taglio di capelli di Jennyer Aniston in Friends, probabilmente è stato il più richiesto negli anni ’90.

Questo è anche il decennio in cui Tom Ford diviene direttore creativo di Gucci, marchio che all’epoca era sull’orlo della bancarotta. Tom Ford rivoluziona lo stile di Gucci, proponendo una donna molto sensuale, con abiti cut-out fascianti, pellicce dai colori pop, inserti metallici e stivali in pitone. Il tutto corredato da una provocatoria campagna pubblicitaria.

L’anno seguente, le vendite aumentano del 90%, il brand è salvo.

Gucci, 2015: Alessandro Michele debutta rivoluzionando nuovamente lo stile della maison, puntando tutto sullo stile androgino e anticipando di anni la cancellazione dei confini di genere. Il successo è immediato. E, negli anni, il suo essere anticonformista, caotico e straboccante continua a vincere. Tutti criticano i mocassini con l’interno in pelo, mesi dopo, tutti ne possiedono un paio (Se non di Gucci, di brand low cost); e tutti i brand imitano la storica Dionysus Bag, nel momento in cui lui la ripropone ricoperta di patch.

Ma veniamo ai giorni nostri, all’ultima sfilata di Gucci, quella di due settimane fa, la più chiacchierata di sempre. L’idea di allestire una sala operatoria nell’head quarter dell’azienda e di portare in passerella creature ibride con teste mozzate e mini draghi ha spiazzato tutti, e scandalizzato re Giorgio Armani, che ha condannato questa “voglia di strafare a ogni costo”. Tuttavia, questa trovata macabro-chic ha ottenuto la totale attenzione dei social, dove addirittura spopola l’hashtag #GucciChallenge, con una serie di foto di persone con in mano una testa.

Gucci

Ma non solo Gucci ha giocato a “esagerare”, Moschino ha conquistato la platea portando in passerella una Jackie Kennedy in chiave super pop. L’eleganza è quella molto bon-ton degli anni Sessanta ma i colori sono fluo. Le sue modelle-aliene, con il viso dipinto di blu e arancione sembrano delle Barbie disegnate da Andy Warhol.

Moschino

E ancora, Tod’s vince facile, facendo sfilare Gigi Hadid e le altre modelle con sotto il braccio dei cagnolini.

Tod’s

Insomma, la settimana della moda che si è appena conclusa, ha aperto la strada a riflessioni sul particolare momento storico che stiamo vivendo, sull’esigenza di cambiamento, di rottura degli schemi. Forse perché siamo al delirio. Perché abbiamo quattro collezioni all’anno, più le pre-collezioni, le capsule, i profumi ed il make-up. Siamo continuamente bombardati “da oggetti del desiderio” da avere a tutti i costi e subito. I social infatti alimentano la voglia di avere subito quello che ci piace in foto, senza pensare che invece ci toccherà aspettare sei mesi, perché quelle che hanno sfilato sono le collezioni A/I 2018-2019. E forse, per allora, ne saremo già stanchi. Un gioco al massacro che in pochi reggono, e che in molti affrontano puntando all’eccesso.

Altri invece giocano in difesa, legandosi al passato e alla tradizione, Prada ad esempio ha usato tantissimo nylon, tra i tessuti che ne fecero la fortuna negli anni Novanta, mentre Alberta Ferretti, Krizia e Lorenzo Serafini di Philosophy hanno riproposto gli anni Ottanta, e Roberto Cavalli non si è liberato dal connotato stile animalier. E poi, c’è Dolce & Gabbana, che sfugge come sempre ad ogni possibilità di catalogazione, aprendo la sfilata con borsette trasportate su dei droni, ma mantenendo lo stile di sempre, fatto di tradizione e sacralità, si sono viste modelle con la maglia dalla scritta “Santa moda ora pro nobis”, e poi angeli, Madonne e simboli sacri.

Prada

Alberta Ferretti

 

Lorenzo Serafini

Roberto Cavalli

Dolce e Gabbana

E, questo remix di passato e futuro, rende difficile identificare uno stile cardine del prossimo inverno. Ci sarà davvero tutto, dal cappotto doppiopetto al bomber, dai maxi-dress in maglia ai micro pull, dalle scarpe con tacco altissimo alle sneakers, passando per il tartan, il denim vissuto e le frange, senza mai abbandonare il total black. Occhio però a non dimenticare il passamontagna!

 

Lucia Palermo